geologia

Origini del granito

La geologia del promontorio di Capo d’Orso, come quella di tutta la Gallura, è interamente legata alla messa in posto del batolite sardo-corso e quindi alle vicende tardive dell’orogenesi ercinica, verificatasi circa 300 milioni di anni fa. Tale orogenesi deriva dalla collisione di due placche costituenti due antichi continenti, il Gondwana e l’Armonica.
L’impatto tra queste due placche ha fatto emergere la tipica roccia intrusiva che è costituente fondamentale del batolite sardo-corso: il granito.

Descrizione composizionale

Il granito è una roccia ignea, che si genera per solidificazione di una massa fusa, il magma, a prevalente composizione silicatica. Se il magma si raffredda lentamente all’interno della crosta terrestre, si originano le rocce intrusive o plutoniche; al contrario, se si raffreddano in superficie, sotto forma di lava, con perdita dei componenti volatili, si originano le rocce effusive o vulcaniche. Il granito appartiene alla prima categoria di rocce (intrusive), caratterizzate dalla presenza di determinati minerali che, in base alla loro abbondanza, determinano le diverse classi di granito, contraddistinte anche dalla dimensione dei granuli e dei rapporti specifici tra questi.

Classificazione del granito

La classificazione dei graniti si basa sulla quantità dei minerali salici presenti: quarzo, plagioclasi, feldspato potassico, miche. È proprio in base all’abbondanza o alla carenza di questi minerali che si identifica il colore dei graniti, carattere che risulta più evidente ad una prima analisi.
In base a questa classificazione il promontorio è costituito, nella parte basale, da monzograniti, che per l’alta percentuale di k-feldspato hanno una colorazione rosata; nella parte sommitale, invece, abbondano i leucograniti, definiti così in quanto assumono una colorazione biancastra, dovuta alla mancanza di k-feldspato.

 

 

 

 

La Roccia dell’Orso

Nella loro azione erosiva, gli agenti atmosferici agiscono sempre in maniera selettiva e differenziata. Essi operano cioè in modo diverso non solo sulle diverse rocce, ma anche nelle varie parti di roccia stessa, a seconda della sua maggiore o minore resistenza e delle differenti condizioni climatiche. Questo conferisce spesso al paesaggio un’ architettura di dettaglio di grande spettacolarità e suggestione, come, nel nostro caso, il Monumento Naturale dell’Orso.
Il granito aggredito nei tempi geologici dagli agenti atmosferici, in prevalenza spray marino e vento, ma anche dal ghiaccio delle glaciazioni quaternarie, ha assunto due forme di primaria evidenza: i tafoni e le rocce arrotondate.

La Roccia dell’Orso appartiene alla prima categoria di rocce, i tafoni, che si formano all’aria aperta per l’azione dinamica del vento combinata con quella della corrosione chimica.

 

 

Il vento caldo penetra in una nicchia di disfacimento della roccia accelerando l’evaporazione dell’acqua salata e provocando il deposito di cristalli di cloruro di sodio, questi, aumentando di volume, disgregano la roccia. Tali nicchie alveolari sono ben visibili ovunque, ad esempio sono ben evidenti sotto la testa dell’Orso, nella parte superiore.
Col tempo la nicchia s’ingrandisce verso l’alto per la progressiva desquamazione della volta. I tafoni possono avere l’aspetto di piccoli fori o di ampie cavità, chiamate anche nicchie di disfacimento.