Fortezza di Monte Altura – visita guidata

Tutti gli eventi di Palau per la stagione 2018

 

Visita virtuale alla Fortezza di Monte Altura

PERCORSO DI RONDA

E’ da qui che si inizia a capire quanto la Fortezza fosse dominante rispetto al territorio, i panorami diventano sempre più completi. Dal percorso di ronda è possibile ammirare il panorama su l’isola de
La Maddalena, che è l’isola con la cittadina, S. Stefano, dietro Caprera, il promontorio Capo d’Orso, con la famosa roccia divenuta monumento naturale della Regione Sardegna e il paese di Palau con la spiaggia de La Sciumara.(SCIUMARA: termine aggiunto a tutte quelle spiagge dove sfocia un fiume, indicava probabilmente la schiuma generata dall’incontro delle due acque.)

Da qui vediamo anche le strutture esterne alla fortezza, progettate insieme ad essa:
al parcheggio l’alloggio dei sottufficiali, la scuderia per cavalli (l’attuale biglietteria) con annesso magazzino e appena sotto la fortezza, la struttura a due piani con annesso giardino e orto (ormai in rovina) era l’alloggio degli ufficiali (del comandante e del capo cannoniere).

(In corrispondenza con i cartelli)…
Da qui ci affacciamo sulla Rada Di Mezzo Schifo (probabilmente il nome deriva da un’erronea trascrizione dei piemontesi). Questa rada vide compiersi il 10 aprile 1943 la tragedia dell’Incrociatore Trieste.
Nel 1940 scoppia la II guerra mondiale. Gli Stati Uniti e l’Inghilterra intervengono a placare le mire espansionistiche della Germania e del nazismo, l’Italia è inizialmente ancora legata alla Germania.
Nel 1942 con lo sbarco degli alleati in Marocco ed il continuo bombardamento a cui era sottoposta la città di Messina, supermarina (comando generale dell’arma) decide di trasferire gli incrociatori pesanti dalla Sicilia a La Maddalena.
La formazione era composta da:
Gorizia nave ammiraglia (in rada a porto palma a Caprera)
Bolzano (portato  poi all’arsenale di La Spezia per riparare i gravi danni subiti da un sommergibile inglese)
Trieste (in rada a Mezzo Schifo – davanti la spiaggia de La Sciumara).

Il Trieste era all’ancora nella rada da oltre un anno ed i marinai avevano avuto modo così modo di stringere forti legami con la popolazione. I palaesi avevano ‘adottato’ i 700 uomini del Trieste; finché il 10 APRILE 1943 scattò l’attacco improvviso e inaspettato attacco degli aerei anglo-americani. Trentadue BOEING B-24 LIBERATOR scaricarono i loro colpi sul Trieste che indifeso (nessuna contraerea si era levata in volo da Olbia e poco potevano fare le batterie antiaeree con un armamento non idoneo a colpire gli aerei veloci, dotati di blindatura e che volavano ad alta quota) e immobile per mancanza di combustibile fu squarciato da un numero imprecisato di bombe che scatenarono numerosi incendi a bordo. Perirono 77 uomini.
Si rovesciò e affondò in breve tempo a 18 mt. di profondità.
Il relitto, radiato nel ’46 dai Quadri del Naviglio Militare, fu venduto per 350 milioni delle vecchie Lire ad una società milanese di recuperi sottomarini (la Micòperi, la stessa che ha provveduto al recupero della Costa Concordia) che dopo vani tentativi, solo 5 anni dopo riesce a recuperarlo (1952) e a rivenderlo alla Marina Spagnola che avrebbe voluto trasformarlo in portaerei, ma poi vi rinunciò per le condizioni pessime.

Nel piazzale a sud sul percorso di ronda, erano collocati 4 cannoni da 75 mm (parliamo dell’armamento della fine dell’800 – primi ‘900). Questo era l’unico armamento puntato verso l’entroterra,  puntavano  quindi alla difesa dell’interno e della strada Tempio – Palau (la Palau – Olbia era solo una mulattiera). Le feritoie cieche sul muro, si ipotizza potessero servire all’aggancio degli argani di manovra per direzionare i cannoni. In fondo a destra c’era una mitragliera da 25 mm. e la cisterna d’acqua potabile. I cannoni erano al “fulmicotone“, che costituiva la carica esplosiva, ovvero armati con bombe preparate con stracci di cotone imbevuti di imbevuti d’acido nitrico e solforico (il cui composto è la nitroglicerina) molto instabile e dai vapori tossici.
Visto la pericolosità della preparazione e per non accumulare troppe sostanze esplosive in un’unica stanza, per ogni cannone era prevista una riservetta, la stanza dove appunto si confezionavano i proiettili che poi dovevano essere necessariamente sparati. Quindi 4 cannoni e quindi 4 riservette sottostanti.

Si va all’interno di una di queste riservette. Per questi cannoni erano necessari due uomini per ciascun cannone, che lavoravano in questi ambienti stagni, chiusi da porte piombate di cui rimangono ai lati le cerniere in bronzo, il ricambio d’aria era assicurato da una finestrella, ad illuminarli una lampada all’interno di due vetri per evitare involontari inneschi, l’arredo era minimo, degli armadi a muro per contenere il materiale.
Altri due uomini erano addetti al trasporto delle munizioni probabilmente issati tramite un piccolo montacarichi esterno che dovevano essere utilizzate subito o fatte comunque esplodere, vista la loro pericolosità non potevano essere conservate.

PIAZZA D’ARMI
la Piazza d’Armi era originariamente pavimentata con un lastricato di granito asportato poi da vandali durante il periodo di abbandono della Fortezza, così come tutto il percorso di ronda superiore. Sotto il piazzale interno si trova un’immensa cisterna, interamente scavata nel granito, quindi assolutamente impermeabile, dove veniva raccolta l’acqua piovana, attraverso i gocciolatoi e sistemi di canalizzazione.
La cisterna d’acqua potabile si trova in alto sopra le cucine veniva portata su da carri muniti di botti che la prelevavano da un’altra cisterna posta nella Rada di Mezzo Schifo dove veniva scaricata l’acqua approvvigionata dalle navi cisterna.

VANI SUL PIAZZALE
Gli altri locali che si affacciano sul piazzale sono

  • ufficio telefonico permetteva la comunicazione con le altre fortezze
  • corpo di guardia
  • tre uffici degli ufficiali e dei sottufficiali con archivio
  • armeria
  • magazzino.

La struttura quadrangolare nella piazza d’armi era il baraccamento, ovvero il dormitorio per i soldati, suddiviso in due camerate, ospitava circa un centinaio di uomini.
A destra del baraccamento, la struttura è stata interamente ricostruita sul progetto originale, vi erano la cucina, la dispensa, i lavatoi, insomma i locali di servizio.

LA SCALINATA CON RAMPA CENTRALE
originariamente priva della ringhiera così come tutto il percorso di ronda (posta per questioni di sicurezza alla fruizione della Fortezza) è costituita da due rampe di scale da 171 scalini a sinistra e 150  a destra e da un piano inclinato al centro. Copre un dislivello di 25 m. (da 87 m. si arriva a 112 m. sul livello del mare). Sul piano inclinato vi sono ancora le tracce degli agganci del sistema di binari fermi, che per mezzo di un argano posto alla sommità permetteva il trasporto dei pezzi d’artiglieria al piano superiore. La forza motrice erano gli uomini stessi che tiravano dall’alto ed i cavalli nel piazzale per mezzo di funi.

PARTE SUPERIORE 
Alla fine della scalinata vediamo ciò che resta del sistema di ancoraggio dell’argano che costituiva  il sistema di traino. Da qui vediamo una delle cinque postazioni di contraerea della II G.M. Infatti era cambiato il modo di fare la guerra. L’utilizzo dell’aviazione imponeva armamenti diversi. Per cui nella II G.M. tutti i cannoni originali furono ritirati e sostituiti da contraeree.

PIAZZALE DEGLI OBICI
Su questo piazzale si possono vedere 6 circoli che corrispondono alle buche di calcestruzzo dove erano alloggiati i 6 obici, che costituivano il pezzo forte dell’armamento. Erano obici a scomparsa modello Amstrong da 280 mm (s’intende la dimensione della bocca di fuoco), montati su affusti idropneumatici. Quindi il cannone a riposo stava all’interno della buca, della quale e  rimasta la circonferenza. In questo modo restavano nascosti dalla vista del nemico. Infatti questo era l’armamento puntato verso Nord e quindi direttamente verso il nemico. Quando il cannone doveva sparare, veniva sganciato, saliva su, sparava e poi la forza del rinculo, del contraccolpo dello sparo, lo faceva tornare in sede. Questi cannoni avevano una gittata di circa 18 miglia (una trentina di chilometri).

Bisogna considerare che sparando da piano verso piano la gittata di questo modello di obici non era così ampia, era infatti di circa 12 km. La strategia militare però imponeva il collocamento su alture degli obici in particolare, (avevano un tiro di lancio parabolico a differenza dei cannoni che avevano un tiro diretto), in modo da più che raddoppiare la loro gittata.
Erano 12 gli uomini addetti alle manovre per ciascun obice. In preparazione della II G.M., tutto l’armamento era stato portato via e, rimaste solo le buche, il piazzale fu cementato per agevolare le manovre militari.
Verso Ovest erano puntati obici da 149 mm ad affusto articolato e verso est cannoni da 57 mm.

La nicchia in granito custodiva la statua di Santa Barbara* che è  invocata contro la morte improvvisa per fuoco, perciò gli esplosivi ed i luoghi dove vengono conservati sono spesso chiamati “santabarbara” in suo onore. È patrona dei minatori, degli addetti alla preparazione e custodia degli esplosivi, degli armaioli e più in generale, di chiunque rischi di morire di morte violenta e improvvisa. Molto invocata dai militari, è anche la protettrice della Marina Militare Italiana, dei Vigili del fuoco, delle armi di Artiglieria e del Genio. È anche la protettrice dei geologi, dei montanari, dei lavoratori nelle attività minerarie e petrolifere, degli architetti, degli stradini, dei cantonieri, degli artisti sommersi e dei campanari, nonché di torri e fortezze.

 

  • NOTE DI APPROFONDIMENTO

*Santa Barbara nacque nel 273 d.C. in Asia Minore, a Nicomedia, per poi trasferirsi a Scandriglia, in provincia di Rieti.

La leggenda vuole che suo padre Dioscoro, di religione pagana, l’avesse rinchiusa in una torre per proteggerla dai suoi pretendenti. Inoltre, per evitare che utilizzasse le terme pubbliche, egli gliene fece costruire di private. Barbara, vedendo che nel progetto vi erano solamente due finestre, ordinò ai costruttori di aggiungerne una terza, con l’intenzione di richiamare il concetto di “Santissima Trinità (cristianesimo)“. Quando il padre vide la modifica alla costruzione intuì che la figlia poteva esser diventata cristiana.
La madre di Barbara aveva già abbracciato segretamente la religione cristiana, finendo col rivelare il suo segreto alla figlia che, dopo aver sentito alcune preghiere, diventò cristiana; coinvolse nella sua nuova passione anche la sua amica Giuliana, convincendola a convertirsi e a pregare insieme a lei.
Il padre decise allora di denunciare sua figlia al magistrato romano che, in quei tempi di persecuzione, la condannò alla decapitazione prescrivendo che la sentenza venisse eseguita proprio dal genitore, dopo due giorni di feroci torture. Queste iniziarono con una flagellazione con verghe, che secondo la leggenda si tramutarono in piume di pavone (per questo motivo spesso nella sua iconografia la santa è raffigurata tenendo in mano delle lunghe piume), quindi venne torturata col fuoco, le tagliarono i seni e fu quindi decapitata il 4 dicembre dell’anno 306.
Secondo la leggenda, Dioscoro procedette all’esecuzione, ma subito dopo venne ucciso da un fulmine, interpretato come punizione divina per il suo gesto. Con lei soffrì lo stesso martirio anche Giuliana.

CONTRAEREA ACCESSIBILE

Da qui si può vedere

Da Ovest verso Est

Baia di Porto Pollo, la foce del Fiume Liscia, l’Isola dei Gabbiani (apprezzata dai surfisti), la Corsica e le Bocche di Bonifacio (acque internazionali che purtroppo consentono ancora il passaggio delle petroliere), Spargi, La Maddalena, S. Stefano, Caprera.

Sotto

Porto Raphael (dal nome del conte spagnolo Rafael Neville che innamoratosi del luogo edificò il centro negli anni ’70), la strada che porta a Punta Sardegna, il costone di granito dal quale sono stati estratte le pietre costitutive delle contraeree.

La piazzola circolare che era funzionale per l’attacco a terra degli affusti e delle installazioni che sorreggevano il pezzo (cannone da contraerea da 88 mm.), consentendogli di ruotare di 360°. Le altre contraeree, dello stesso tipo, si trovano tutte attorno e solo nella parte superiore della fortezza.

Torre di vedetta della II G.M., aggiunta quindi in sede successiva.

Vediamo un altro scorcio panoramico

Vista d’insieme dell’Arcipelago con La Maddalena, Santo Stefano, l’isolotto della Paura, su cui è stata eretta una colonna in memoria di un’altra tragedia del mare, l’affondamento della Corazzata Roma il 9 Settembre 1943.
Il 3 Settembre 1943  in Sicilia venne firmato in segreto uno schema di armistizio  fra Italia – Stati Uniti e Iinghilterra che contemplava il ritiro di tutti i mezzi militari (velivoli e bastimenti) italiani alle basi militari alleate, quelli a rischio di cattura da parte dei tedeschi dovevano essere distrutti. Le unità da guerra dovevano raggiungere i porti della Sardegna della Corsica o dell’Elba. La squadra da battaglia era concentrata a La Spezia.
L’ 8 settembre 1943 l’Armistizio viene reso noto e l’ammiraglio De Courten Ministro e Capo Maggiore della Marina dà ordine alle navi di partire per la Maddalena.
La flotta composta di circa 20 unità ha come nave ammiraglia la corazzata Roma. La mattina del 9 Settembre 1943 la flotta è in navigazione verso La Maddalena inconsapevole del pericolo a cui andava incontro; le truppe tedesche d’istanza in Sardegna, appreso dell’armistizio, chiesero il consenso di transito alla Maddalena per evacuare i soldati, approfittando del cosiddetto Ponte d’oro, che doveva consentire il transito per dei tedeschi per lasciare l’Italia. Ma i tedeschi ne approfittarono immediatamente per occupare le postazioni del comando militare.
Dalla base militare l’ammiraglio Brivonesi riuscì a telescrivere alla Supermarina del pericolo che correvano le nostre navi e questa a sua volta radiotelegrafò al comandante della Roma, Bergamini di dirottare verso il porto di Bona in Algeria. Il messaggio giunse a destinazione solo tre ore dopo quando le navi erano ormai vicino a La Maddalena. All’altezza di Santa Teresa, riuscirono a virare. 40 minuti dopo, a largo dell’isola dell’Asinara, una formazione di aerei tedeschi attaccò le navi; evitate con varie manovre e con la contraerea le prime bombe, 2 bombe successive ( le prime bombe intelligenti, telecomandate) riuscirono a colpire la nave, una delle quali finì proprio nel comignolo principale spezzando in due tronconi la nave che affondò in 12 minuti portando con se  1352 uomini, tra i quali anche l’ammiraglio Bergamini. Dei quasi 2000 uomini (1974 erano a bordo della Roma), i sopravissuti furono solo 622.
Quindi il monumento sull’isolotto della Paura di fronte a Santo Stefano, ricorda proprio questa tragedia. La colonna granitica dello scultore Fontana è decorata da un gruppo bronzeo che rappresenta la procellaria.
(La Procellaria è un grande uccello marino nero e bianco, dall’ampia apertura alare, che vola sfiorando le onde, sfruttando le correnti ascensionali e nidifica sulle scogliere).

INIZIO DISCESA

RISERVETTE DEGLI OBICI

Come spiegato  per i cannoni sotto  qui si trovano quelle che erano le riservette per gli obici da 280 mm. Quindi sei obici, sei riservette. Nella II G.M. queste stanze furono utilizzate come stanze di servizio per la ventina di soldati che erano qui d’istanza. Quindi si sistemarono cucine, lavatoi, stanze di servizio utili alla vita di questi 20 soldati, ricordiamo che nella II G.M. era stata utilizzata solo la parte alta della fortezza.
Questa parte di pavimentazione è originale della fine dell’800, si nota anche qui il sistema di canalizzazione dell’acqua e due lesene che indicano la probabile presenza di un cancello d’ingresso.
Si possono vedere successivamente due targhe, una sola è parzialmente leggibile sopra il nome della compagnia (Artiglieria da Costa) sotto il motto mussoliniano ‘a nessuno seconda’.

E ora si scende… Grazie della visita!!!

©Itinere