Roccia dell’Orso – approfondimento

 

La Roccia dell’Orso è uno dei Monumenti Naturali della Regione Sardegna. Si raggiunge percorrendo un semplice sentiero creato 10 anni fa permettendo il facile raggiungimento della Roccia (prima ci si arrampicava), arrivando a 122 metri sul livello del mare.

Il panorama dall’alto è davvero meraviglioso: dal punto panoramico ad Est, si ammirano parte dell’isola di La Maddalena, Santo Stefano, Caprera, il golfo delle Saline e golfo di Arzachena. Da questo punto si ha inoltre una visione completa della Fortezza Militare di Capo d’Orso. Questa Fortificazione, contemporanea a quella di Monte Altura, che al momento è l’unica visitabile perché restaurata e portata in sicurezza, è stata costruita alla fine del 1800 (1887-1889) allo scopo di difendere la base della Marina italiana de La Maddalena, all’epoca una delle roccaforti più importanti.
Questa fortezza faceva parte di una rete di fortificazioni che interessava tutto questo territorio.

La Roccia dell’Orso è il simbolo del Comune di Palau, infatti si ritrova anche nel gonfalone del Comune, ma la fama di questa Roccia risale a tempi antichi. La prima testimonianza storica è data da Tolomeo (120 d.C.) che parlava di questo già come il promontorio dell’Orso, proprio per la presenza di questa Roccia che vista dal mare, ha proprio la forma di un orso su quattro zampe. Importanti allora per la navigazione, erano questi punti di riferimento. Durante il giorno si navigava a vista e di notte con le stelle.
Alcuni individuano questa, con la terra dei Lestrigoni del mitico viaggio di Ulisse raccontato nell’Odissea.
Nel punto più alto si trova una vedetta. Questa fu costruita in funzione della fortezza, ma completamente ristrutturata, venne fino a qualche anno fa, utilizzata come vedetta antincendio.
Dalla vedetta, si ammira parte della Roccia. Ovviamente non è possibile vedere la forma intera dell’orso essendo troppo vicini (il punto di vista ideale è dal mare), ma è possibile, nelle giornate senza pioggia e senza troppo vento, entrare “sotto la pancia” dell’Orso. Da questo punto si ammira il panorama sul paese di Palau e sul promontorio di Punta Sardegna, l’isola di Spargi e nelle giornate più limpide, si vede la Corsica.
La Roccia dell’Orso è un immenso monolite di granito a cui i millenni d’erosione, hanno dato questa forma così particolare così come d’altronde a tutte le rocce attorno, tutte in granito. Cambiano le forme, i colori, ma si tratta sempre di granito, così come in tutta la Gallura, geologicamente monotona, ma interessantissima dal punto di vista paesaggistico, proprio per il continuo movimento donato a queste rocce dal particolare tipo di erosione.
Infatti, il granito, pur essendo una roccia molto dura (è usata anche nelle costruzioni), è una roccia che subisce una forma particolare d’erosione.
Si tratta, infatti, dell’azione erosiva di due differenti tipi: chimica e meccanica.
Inizialmente si ha una fase di disgregazione (erosione chimica), dovuta all’idrolisi dei silicati. L’umidità che si poggia sulla roccia, ma soprattutto quella che filtra dal terreno, scioglie la silice, che è la componente che lega i vari minerali del granito. Successivamente subentra l’erosione meccanica data dagli agenti atmosferici (vento, sbalzi di temperatura, azione della salsedine marina, licheni), che modella la roccia già disgregata.
Si immagina la Roccia dell’Orso come un’immensa roccia tondeggiante.
Tutto inizia da un alveolo (piccolo buco nella roccia che si forma nei punti più deboli); questo alveolo man mano si allarga creando sempre più ampi spazi, fino a diventare un tafone (una sorta di semi-grotta). Anche la Roccia dell’Orso è una roccia tafonata.
L’erosione ovviamente continua nel tempo. La Roccia viene monitorata tutt’oggi.
Il granito è una roccia magmatica o intrusiva. Il granito gallurese è molto antico: si è formato circa 350 milioni di anni fa, quando immense masse magmatiche sono salite dal centro della terra, senza però riuscire a spaccare la crosta terrestre. Questo ha permesso il lento raffreddamento del magma, concedendo così ai singoli minerali di ricostruire la loro struttura cristallina. Per questo che nel granito è possibile distinguere i vari minerali. Successivamente, all’orogenesi ercinica (due milioni di anni fa circa), questa roccia venne in superficie, iniziando così ad essere soggetta alle forme erosive che da allora continuano a modellarla.

GEOLOGIA
Origini del granito

La geologia del promontorio di Capo d’Orso, come quella di tutta la Gallura, è interamente legata alla messa in posto del batolite sardo-corso e quindi alle vicende tardive dell’orogenesi ercinica, verificatasi circa 300 milioni di anni fa. Tale orogenesi deriva dalla collisione di due placche costituenti due antichi continenti, il Gondwana e l’Armonica.
L’impatto tra queste due placche ha fatto emergere la tipica roccia intrusiva che è costituente fondamentale del batolite sardo-corso: il granito.

Descrizione composizionale.
Il granito è una roccia ignea, che si genera per solidificazione di una massa fusa, il magma, a prevalente composizione silicatica. Se il magma si raffredda lentamente all’interno della crosta terrestre, si originano le rocce intrusive o plutoniche; al contrario, se si raffreddano in superficie, sotto forma di lava, con perdita dei componenti volatili, si originano le rocce effusive o vulcaniche. Il granito appartiene alla prima categoria di rocce (intrusive), caratterizzate dalla presenza di determinati minerali che, in base alla loro abbondanza, determinano le diverse classi di granito, contraddistinte anche dalla dimensione dei granuli e dei rapporti specifici tra questi.

Classificazione del granito
La classificazione dei graniti si basa sulla quantità dei minerali salici presenti: quarzo, plagioclasi, feldspato potassico, miche. È proprio in base all’abbondanza o alla carenza di questi minerali che si identifica il colore dei graniti, carattere che risulta più evidente ad una prima analisi.
In base a questa classificazione il promontorio è costituito, nella parte basale, da monzograniti, che per l’alta percentuale di k-feldspato hanno una colorazione rosata; nella parte sommitale, invece, abbondano i leucograniti, definiti così in quanto assumono una colorazione biancastra, dovuta alla mancanza di k-feldspato.

La Roccia dell’Orso
Nella loro azione erosiva, gli agenti atmosferici agiscono sempre in maniera selettiva e differenziata. Essi operano cioè in modo diverso non solo sulle diverse rocce, ma anche nelle varie parti di roccia stessa, a seconda della sua maggiore o minore resistenza e delle differenti condizioni climatiche. Questo conferisce spesso al paesaggio un’ architettura di dettaglio di grande spettacolarità e suggestione, come, nel nostro caso, il Monumento Naturale dell’Orso.
Il granito aggredito nei tempi geologici dagli agenti atmosferici, in prevalenza spray marino e vento, ma anche dal ghiaccio delle glaciazioni quaternarie, ha assunto due forme di primaria evidenza: i tafoni e le rocce arrotondate.
La Roccia dell’Orso appartiene alla prima categoria di rocce, i tafoni, che si formano all’aria aperta per l’azione dinamica del vento combinata con quella della corrosione chimica.
Il vento caldo penetra in una nicchia di disfacimento della roccia accelerando l’evaporazione dell’acqua salata e provocando il deposito di cristalli di cloruro di sodio, questi, aumentando di volume, disgregano la roccia. Tali nicchie alveolari sono ben visibili ovunque, ad esempio sono ben evidenti sotto la testa dell’Orso, nella parte superiore.
Col tempo la nicchia s’ingrandisce verso l’alto per la progressiva desquamazione della volta. I tafoni possono avere l’aspetto di piccoli fori o di ampie cavità, chiamate anche nicchie di disfacimento.

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